IL PARLANTE DEL NONNO E LINUX: L'ANTIDOTO CONTRO LA RELIGIONE DELL'ALGORITMO
Vaneggiamenti di un Vecchio Vagabondo in Omaggio a Linux
Mio nonno aveva un vecchio parlante. Un apparecchio semplice, di quelli che non si fabbricano più. Quando qualcuno arrivava con notizie allarmanti, ascoltava con pazienza e poi diceva: "Figlio mio, non credere a tante sciocchezze." Non era un saggio di libri, ma sapeva distinguere il grano dalla zizzania.
Oggi, mentre scrivo questo, lo faccio da un computer che l'impero del software proprietario ha dichiarato obsoleto. Una macchina che, secondo quella logica, non merita più aggiornamenti, né sicurezza, né rispetto. Ma un sistema libero l'ha salvata. Ed eccola qui, funzionante. Silenziosa. Libera. Viva. Come il parlante di mio nonno.
IL DIO DENARO E L'OBSOLESCENZA PROGRAMMATA
C'è una data che dovrebbe essere incisa a fuoco nella coscienza di tutti. Quel giorno, l'impero del software proprietario ha smesso di fornire supporto gratuito al suo sistema operativo più usato. E con quella decisione, fino a 250 milioni di computer sono stati condannati a diventare rifiuti elettronici.
Non perché fossero rotti. Non perché avessero smesso di funzionare. Solo perché a quell'impero non conveniva più mantenerli.
Mentre il mondo affronta una crisi di rifiuti elettronici, mentre la produzione di hardware genera più del 75% delle emissioni di CO2 di un dispositivo nel corso della sua vita, quell'impero spinge milioni di utenti a comprare apparecchi nuovi. Apparecchi che, per giunta, richiedono requisiti tecnici che escludono la maggior parte dei computer che funzionano ancora perfettamente.
Questa non è innovazione. È ambizione travestita da progresso. È il Dio Denaro che esige il suo tributo. È la stessa logica del riduttore che compra a buon mercato dal contadino e vende caro a chi mangia. Solo che qui, il contadino sei tu, e il raccolto è il tuo computer.
IL SISTEMA LIBERO: LA PROVA CHE UN ALTRO MONDO È POSSIBILE
Ma di fronte a quell'oscurità, c'è una luce che brucia da 35 anni. E non l'ha accesa una corporation. L'ha accesa uno studente che, su un forum internet, ha condiviso un progetto e ha detto: "Questo è un hobby. Non sarà niente di grande né di professionale."
Quel "hobby" si chiama software libero. E oggi è dappertutto:
In più del 90% dei server che sostengono internet.
In quasi tutti i supercomputer del mondo.
Nei telefoni usati da miliardi di persone.
Nei bancomat, nei razzi, negli orologi, nelle auto.
E tutto questo, senza proprietario, senza padrone, senza algoritmo che decida per te. Il software libero è sviluppato da una fondazione senza scopo di lucro, che riceve contributi da aziende e mantiene una squadra di sviluppatori. Nessuno è multimiliardario. Nessuno si riempie le tasche. Ma la sua opera è in miliardi di dispositivi, e non appartiene a nessuno. Appartiene a tutti.
LA BONTÀ DEL LAVORO IN COMUNITÀ
Il software libero non l'ha fatto una persona. L'hanno fatto migliaia di mani. Ogni versione riceve contributi da più di 2.000 sviluppatori da tutto il mondo. Gente che lavora senza aspettarsi uno stipendio, senza cercare fama, senza competere. Gente che spinge il carro verso lo stesso ideale.
È quello che mi ha mandato mio figlio: la notizia che il software libero compie 35 anni. E io ho risposto con quella frase che ora è bandiera: "Quando il mondo si prende per mano e spinge il carro verso lo stesso ideale, senza egoismo, senza lucro, senza competizione, ha la capacità di costruire cose meravigliose."
Ed è vero. Il software libero è la prova. La campagna globale per resuscitare vecchi computer lo dimostra: comunità di tutto il mondo si sono organizzate per dare una seconda vita agli apparecchi che l'impero ha abbandonato. Università, gruppi di attivisti, volontari anonimi. Tutti che spingono lo stesso carro. Tutti che salvano ciò che il Dio Denaro voleva buttare nella spazzatura.
LA DISUNIONE È QUELLO CHE CI FOTTE
E qui c'è la lezione più profonda. Ciò che ci perde non è la mancanza di risorse. È la disunione. L'egoismo. Il fratello che vuole assorbire il suo simile. Quello che preferisce vincere da solo piuttosto che costruire con gli altri. L'impero non ha il potere perché è invincibile; ha il potere perché siamo divisi. Ognuno che compra il suo computer, ognuno che paga la sua licenza, ognuno che accetta che "le cose stanno così".
Il software libero dimostra il contrario. Quando i buoni si uniscono, sono più forti. Non c'è algoritmo che possa resistere a una comunità che condivide il codice, che insegna a chi non sa, che salva il vecchio computer perché un altro lo usi. Questa non è carità; è giustizia. È la Teoria dello Stomaco applicata alla tecnologia: non ingoiare la favola dell'obsolescenza, masticare l'alternativa, e sputare il rifiuto del consumismo.
OMAGGIO AI CREATORI
Allo studente che ha condiviso il suo hobby senza chiedere nulla in cambio.
Al visionario che ha piantato il seme del software libero con una licenza che proteggeva la libertà.
Ai migliaia di programmatori anonimi che, all'alba, correggono un bug, traducono un manuale, migliorano una riga di codice.
Alle comunità di tutto il mondo che installano software libero nelle scuole, nelle biblioteche, nelle case dei nonni.
A mio figlio, che mi ha mandato il link.
A mio nonno, che mi ha insegnato a non credere a tante sciocchezze.
Loro sono la prova che il mondo unito non è perduto. Che la Religione dell'Algoritmo può vincere, ma non ha l'ultima parola. Perché finché ci sarà un vecchio che salva un computer, un giovane che condivide codice, una comunità che spinge il carro, ci sarà speranza.
EPILOGO: LA DIGNITÀ NON HA BISOGNO DI LICENZE
Questo computer che uso non ha software proprietario. Ha software libero. E funziona. Non mi chiede licenze, non mi obbliga ad aggiornare, non mi bombarda di notifiche. Mi lascia pensare. Mi lascia scrivere queste divagazioni. Mi lascia essere libero.
Perché la dignità, amico mio, non si cucina con le licenze. Si difende con il codice aperto. E il software libero, ai suoi 35 anni, è ancora l'osso che resta quando non c'è con che fare un brodo. L'osso della libertà. L'osso della comunità. L'osso che nessun impero potrà mai comprare.
Non c'è burrone che ci fermi. E non c'è algoritmo che ci trattenga.
Vecchio scansafatiche