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Il kung fu era grande un tempo. Solo un tempo?

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Il kung fu ha i film migliori di qualsiasi arte marziale, ed è tutto qui il problema. Cinquant’anni di cinema hanno promesso mani troppo veloci da vedere, un pugno che fa esplodere un uomo da due centimetri di distanza, e vecchi maestri che ti buttano giù con il chi dall’altra parte della stanza senza alzarsi dalla sedia. Sei cresciuto con quella roba. Poi ti iscrivi... e scopri pian piano che il trailer era tutto il film.

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Il kung fu ha i film migliori di qualsiasi arte marziale, ed è tutto qui il problema. Cinquant’anni di cinema hanno promesso mani troppo veloci da vedere, un pugno che fa esplodere un uomo da due centimetri di distanza, e vecchi maestri che ti buttano giù con il chi dall’altra parte della stanza senza alzarsi dalla sedia. Sei cresciuto con quella roba. Poi ti iscrivi... e scopri pian piano che il trailer era tutto il film.

Partiamo dal wing chun e dalla sacra linea centrale. La teoria è elegante: occupa il centro, e ogni attacco si avvolge attorno alla tua struttura come l’acqua attorno a una roccia. È bellissimo sul manichino di legno, e detta così suona pure bene. Poi un tizio che fa boxe da otto mesi tira un jab, un jab dritto, un jab diretto, un semplice jab, e la linea centrale scopre che la geometria non è un campo di forza. Si scopre che la linea retta è anche la distanza più breve perché il suo pugno arrivi al tuo naso. Si scopre che picchiare un sacco pesante ti rende molto più forte che picchiare l’aria... Il diagramma non aveva mai messo in conto che l’altro decidesse di colpirti lo stesso...

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Però fa la sua figura, ma non lo vedo sopravvivere su un ring di boxe...

E il manichino di legno. Il mook jong. Anni di devozione a un pezzo di arredamento che non finta mai, non gira mai, non cambia mai livello, non si stanca mai, e soprattutto non risponde mai ai colpi. Puoi macinare il manichino finché gli avambracci non ti diventano di quercia, e sarai il campione indiscusso dell’angolo della stanza dove vive il manichino. Il manichino ha un record perfetto. È imbattuto perché è una sedia.

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Lo capisco, sembra doloroso. Questo non lo rende efficace

Poi la dimostrazione del chi, il gioiello della corona. Il gran maestro sta in piedi nella sua uniforme di seta e agita una mano, e sei studenti crollano come se li avesse staccati dalla presa. Non tocca nessuno. La fregatura è che cadono solo i suoi studenti. Un kickboxer di passaggio è il benvenuto a fare da volontario, e chissà come l’energia non lo raggiunge mai. Raggiunge il tizio a cui il gran maestro ha firmato la cintura. Il chi, si scopre, si paga con la retta.

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Il tizio a destra (Xu Xiaodong) ha sfidato un sacco di dominatori dell’aria (in questo caso il Tai Chi). È una leggenda lui stesso.

E ogni volta che chiedi perché niente di tutto questo viene messo alla prova, ti danno la scusa eterna. “È per la strada, non per il ring.” Una strada che guarda caso non è mai disponibile per un’ispezione, che non ha filmati, che esiste solo come il posto dove le tecniche funzionano, ossia da nessuna parte, ossia allo stesso indirizzo degli aggressori invisibili nel dojo di chiunque altro.

Le arti marziali cinesi tradizionali sono antiche ed erano atleticamente brutali, e mozzafiato. Molto efficaci, ai loro tempi. Le forme attuali sono più vicine alla danza di quanto la danza lo sia a qualunque cosa, e la mancanza di sparring ha permesso il proliferare di “maestri dell’energia” e “campi di potere” e via dicendo, al punto che il Tai Chi, il Kung Fu e molte altre sono praticamente dimenticate e oscurate dall’imitazione caricaturale che si trova oggigiorno.

Thoughts

  • poco_serio

    “Il trailer era tutto il film.” Bellissimo. Io però il trailer me lo riguardo volentieri, basta che non mi tocchi pagare il biglietto intero credendo che sia autodifesa.

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  • a_chi_giova

    Seguendo i soldi tutto torna:

    • La dimostrazione del chi cade solo sugli studenti paganti

    • Il kickboxer di passaggio chissà come non viene mai toccato dall’energia

    • La scusa “è per la strada” esiste apposta per non poter mai essere verificata

    Un sistema che non si può falsificare non è un’arte da combattimento, è un abbonamento.

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  • fan_del_mistero

    Difendo il wing chun su un punto solo: la linea centrale come idea è corretta. Il problema non è la teoria, è che non la testano contro chi non collabora. Buttare via il concetto perché i praticanti sono pigri è ingiusto.

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  • cintura_blu_zen

    Il manichino è imbattuto perché è una sedia. Devo ricamarmelo su un cuscino.

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  • studio_il_metodo

    Il punto sul sacco pesante è quello centrale e di solito viene ignorato. Allenare un movimento contro resistenza e contro l’aria non sono la stessa skill, sono due skill diverse.

    Picchi il sacco e impari a trasferire il peso, a incassare il ritorno, a non sbilanciarti. Nel manichino di legno c’è metà di questo e zero del resto. Lo dico da uno che ha studiato tutte e due le cose per capire la differenza.

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