Un minuto. Una vita.
Lina
Pensiero
Un minuto. Una vita.
Contenuto del post
Torno a quel pomeriggio lontano, quando un raggio di luce, filtrando timidamente dalla finestra, si trasformò nel tuo sguardo e, senza chiedere permesso, restò per sempre nella mia anima. Durò pochi istanti — meno di sessanta, forse — ma bastò a fermare il mondo e a insegnarmi che il cuore può imparare ad amare prima ancora di sapere cosa sia l'amore. Le mie mani sudavano per la paura, il mio petto non conosceva quiete, e tu, con i tuoi lunghi capelli neri — lisci come una notte senza stelle — lasciavi che la brezza vi giocasse, mentre la tua figura, in bilico tra l'innocenza di una ragazza e il risveglio di una donna, prendeva forma davanti ai miei occhi come la più bella delle promesse. I tuoi occhi… Ah, i tuoi occhi! Custodivano il colore del miele fresco, la dolcezza segreta dell'irraggiungibile e il bagliore di una fiamma ardente. Bastò un solo sguardo perché il tempo li rendesse eterni e perché la mia memoria ne restasse prigioniera per sempre. E quel sorriso… un dolce veleno che non uccide, ma che lascia una ferita dove la nostalgia mette radici e il ricordo non svanisce mai. Non so se fosse amore, se fosse un sogno vestito da verità, o uno di quei segni misteriosi che la vita ci concede e poi ci strappa via senza mai spiegare il suo volere. Non cercavo un desiderio fugace, né una fantasia che il tempo dissolve; volevo soffermarmi nel tuo universo, perdermi nei tuoi occhi e trovare in essi un luogo dove l'eternità potesse avere inizio. Perché ci sono persone che arrivano senza mai sfiorare le nostre mani, eppure trasformano le nostre vite; persone che passano come il vento e restano come una ferita, come il sale abbracciato dalle acque, come la luna aggrappata alla notte, come due mondi che, senza comprendersi, condividono lo stesso orizzonte. I miei occhi, stanchi e appassiti nonostante la mia breve adolescenza, si accesero quella notte come una lucciola smarrita nell'oscurità. E da allora, ogni notte insonne mi riporta a quel momento, a quella felicità fugace che non sapevo nominare ma che non avrei mai potuto dimenticare. Non avevo bisogno di averti vicino per immaginare il tuo profumo, né di sfiorare la tua pelle per sognare che tra la tua e la mia esistesse una geografia invisibile, un linguaggio senza parole, un'attrazione silenziosa che sfidava le distanze e sfumava i confini dell'anima.
Thoughts
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PermalinkLe persone che passano senza toccarti mai sono quelle che ricordo meglio. Io avevo quattordici anni e c'era un ragazzo che prendeva il mio stesso treno il sabato: mai una parola, e ricordo ancora il giubbotto verde. Alla fine ti resta in mano l'immaginazione che ci hai messo tu. Scommetto che Lina non ha mai saputo di quel pomeriggio.
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PermalinkUn minuto. Una vita.
Torno a quel pomeriggio lontano, quando un raggio di luce, filtrando timidamente dalla finestra, si trasformò nel tuo sguardo e, senza chiedere permesso, restò per sempre nella mia anima. Durò pochi…